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28 EDOARDO AMALDI
Così per esempio durante una passeggiata domenicale a cui si era unito Bruno Rossi, in
visita a Roma per qualche giorno, fu fatto completamente un assai noto lavoro sull'azione
del campo magnetico terrestre sulla radiazione penetrante, pubblicato da Enrico Fermi
e Bruno Rossi sui" Rendiconti dei Lincei" del 1933.
Ricordo un'altra passeggiata domenicale, circa nella stessa epoca, insieme ai fioren-
tini, come noi dicevamo allora. Erano venuti a Roma Gilberto Bernardini e Giuseppe
Occhialini con vari loro collaboratori. Ricordo la discussione approfondita fatta da Fermi
di vari problemi che interessavano i due giovani fisici e l'interessamento che egli prendeva
ai dettagli tecnici che l'uno esponeva sui contatori e contatori proporzionali, l'altro sulle
camere di Wilson.
A quell'epoca Enrico Fermi aveva già acquistato fama internazionale sia come ricer-
catore che come maestro, in modo ché molti fisici già noti venivano a passare a Roma il
loro anno sabbatico o qualche semestre con un assegno della Rockefeller Foundation. Fra
i molti venuti a Roma in quell'epoca o negli anni immediatamente successivi desidero
ricordare H. A. Bethe, H. J. Bhabha, F. Bloch, E. Feenberg, H. S. Goudsmit, F. London,
C. Moller, R. F. Peierls, G. Placzeck, E. Teller e G. E. Uhlenbeck.
Con il 1932 si chiude il primo periodo della attività scientifica di Fermi, attività rivolta,
come si è visto, prevalentemente alla trattazione teorica di problemi di fisica atomica e
molecolare.
Il secondo periodo, che si estende dal 1933 al 1949, comprende l'attività del Fermi
dedicata alla fisica nucleare e si distingue dal precedente per un prevalere della ricer-
ca sperimentale su quella teorica, non per qualità, poiché sia l'una che l'altra sono di
primissimo piano, ma per la mole dei risultati ottenuti.
A pochi mesi dalla scoperta del neutrone, questo secondo periodo si apre infatti con
una teoria fondamentale che, per importanza e fama, non è certo inferiore alla statistica
di Fermi. Il primo lavoro intitolato Tentativo di una teoria della emissione dei raggi beta
apparve sulla "Ricerca Scientifica" al principio del 1933 e ad esso fecero seguito trattazioni
ampliate, pubblicate, meno di un anno dopo, sotto lo stesso titolo, sul "Nuovo Cimento"
e sulla "Zeitschrift für Physik" .
In tale teoria facendo uso dei metodi della teoria dei campi di recente ideazione e
fino ad allora impiegata solo nella teoria della radiazione da Dirac, Fermi ed altri, egli
riconduce in maniera quantitativa il processo di disintegrazione beta di un nucleo ad
un processo elementare descrivibile come una transizione dell'ente nucleone dallo stato
"neutrone" allo stato "protone" con emissione di un elettrone ed un neutrino.
Più tardi vari autori introdussero alcune varianti alla teoria di Fermi nella sua forma
originaria. Essa tuttavia rimane lo schema basilare non solo per i processi di trasforma-
zione di un nucleo in un altro con emissione di un elettrone, ma anche di altri, scoperti
molti anni dopo, come la disintegrazione di un mesone μ o la sua cattura da parte di un
nucleone.
La tendenza attuale, venti anni dopo il primo lavoro, è di ritenere che tutti i processi in
cui intervengono quattro fermioni ubbidiscano ad una stessa legge con la stessa costante
di accoppiamento, la quale viene appunto chiamata "interazione universale di Fermi".
Il neutrone che si trasforma in protone con emissione di un elettrone e un neutrino, il

